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martedì 18 febbraio 2014

Il primo weekend in due ♥

Eccoci qui...un'altro weekend è finito, ma almeno abbiamo scavalcato il lunedì. Come è iniziata la vostra settimana?

Qui non possiamo lamentarci, visto che gli ultimi 3 giorni sono stati pieni di sole! Fatto strano di questo periodo in Olanda, e argomento ricorrente di conversazione. Tutti gufano dicendo che "non è normale" e che prima o poi dovremo pagare il bel tempo fuori stagione, magari con una bella nevicata a Marzo. Io faccio corna, tocco ferro, busso sul legno e faccio gli scongiuri, perché come sapete ero terrorizzata dalla prospettiva di un gelido inverno nordico, e questo solicino pare dirmi "hai visto? niente di cui preoccuparsi!".

Quindi con questo bel tempo...che si fa il weekend a Utrecht?

Utrecht è piuttosto viva, ed essendo sede della più grande università olandese è una città di studenti, molto simile alla Bologna dove ho vissuto negli ultimi 4 anni. Sicuramente Amsterdam è più vivace, piena di eventi, ed oggettivamente più bella. Ma Utrecht è più tipicamente olandese, con il suo mood rilassato, la gente poco fashion, e uno spirito in generale più sobrio e laid-back. È facile rilassarsi e godersi quello che ha da offrire, visto che non c'è mai bisogno di sforzarsi di apparire cool.

Da quando è arrivato G., abbiamo avuto modo di sperimentare un paio di ristorantini che avevo adocchiato, e abbiamo avuto una fantastica sorpresa! Ottimo cibo e servizio, interni semplici e raffinati. Si vede che con pochi turisti si devono concentrare sulla clientela local, quindi devono impegnarsi un po' di più.

Ma andiamo con ordine. Il nostro sabato inizia al mercato dei fiori lungo l'Oudegracht, il canale principale di Utrecht. Quello sul canale non è il "vero" mercato dei fiori, che si trova in una piazza poco lontano, ma mi piace passeggiare lungo l'acqua e vedere sfilare le bancarelle colme di colori. Per 5€ ti porti a casa magnifici bouquet di tulipani, ranuncoli, anemoni, rose...c'è l'imbarazzo della scelta!

Abbiamo poi fatto tappa al mercato principale del sabato. C'è un po' di tutto, dai vestiti, alla verdura, alle cover per i cellulari, al pesce. Non è particolarmente bello, ma ci sono profumi deliziosi di stroopwafel caldi e kibbeling (bocconcini di pesce fritto in pastella con salsine)...e affascinanti banchi pieni di erbe, frutta e verdura esotica a poco prezzo. E visto che siamo in Olanda, ci sono ovviamente anche tonnellate di formaggio!


Dopo aver mollato la spesa a casa, ci siamo uniti al Utrecht Free Tour che parte ogni sabato alle 12 dalla torre del Duomo. Il tour, completamente gratis e tenuto da volontari olandesi, è un percorso a piedi di circa 3 ore (con sosta birra:)) che attraversa il centro della città. Non l'avevo mai fatto, ma ho pensato che potesse essere un buon modo per far scoprire a G. la sua nuova città. E non ci ha affatto deluso! Il percorso unisce tutti i posticini più pittoreschi di Utrecht, e vengono raccontati un sacco di aneddoti interessanti sulla storia della città. Ad esempio, chi avrebbe mai immaginato che la torre del Duomo un tempo ospitasse un pub - a cui si accedeva tramite una scala a pioli?!
Non vi svelo nient'altro, perché se mai visitate Utrecht vale la pena di viverlo in prima persona.









Alla fine del tour, stanchi e affamati, ci siamo recati da Bakkerswinkel per un brunch. Si tratta di un delizioso localino che fa da forno, sala da the e ristorantino. Gli olandesi, chi l'avrebbe mai detto, stanno in fissa con l'high tea inglese, quindi è pieno di pasticcerie di questo tipo. Il pranzo si consuma al piano inferiore, dentro a uno degli antichi scantinati che sono stati ricavati lungo i moli di Utrecht.




















Come abbiamo scoperto al tour, i canali di Utrecht risalgono al XII secolo, quando ancora gli olandesi non padroneggiavano bene le tecniche di controllo del livello dell'acqua, per cui si rese necessario creare argini molto alti in caso di piene. Una volta scoperte le chiuse, nel XIII secolo, si poterono costruire i moli, che funzionano come una seconda strada a livello dell'acqua, e si scavarono delle cantine collegate ai palazzi, per permettere di scaricare facilmente le merci che venivano trasportate sulle chiatte. Adesso queste cantine sono diventate appartamenti piuttosto bui e umidi, sale prove, palestre...e appunto ristoranti. È abbastanza assurdo bersi il caffé in un antro, spesso accanto a infiltrazioni piuttosto pesanti...a volte persino con le bacinelle per terra...ma è parte del fascino bohémien di Utrecht.

Dopo il pranzo tardivo, il solicino e lo stomaco pieno invitavano ad un'altra passeggiata. Abbiamo inforcato le bici, e in 10 minuti eravamo in campagna - un'altro dei vantaggi di Utrecht... Abbiamo pedalato lungo campi verdi pieni di mucche e pecore, casette dai tetti di paglia e radi boschetti, fino ad arrivare alla Theehuis Rhijnauwen - o, come l'ho già ribattezzato io, il posto dei pannenkoeken. Cosa sono i pannenkoeken? Delle specie di enormi crepes, più sostanziose e spesse di quelle francesi, che si possono mangiare salate o dolci, con sciroppo, zucchero a velo, o le tipiche codette al cioccolato olandesi, le chocoladehagel, che si mangiano di solito col pane (!).


Questa volta ci siamo limitati alla passeggiata e non abbiamo mangiato i pannenkoeken, ma prometto che non appena andiamo posterò delle foto.

Dopo un sabato così attivo, la domenica è stata piacevolmente pigra. Solo verso le 18 ci siamo decisi ad uscire per un caffé, dimenticando che in Olanda è già ora di cena! Bar e negozi erano già chiusi e l'unica alternativa era un pub. Colti da una improvvisa voglia però, abbiamo deciso d'impulso di andare a mangiare le mitiche spareribs nel nostro ristorante preferito di Amsterdam. Alle 18.07 eravamo già sul treno, alle 18.37 eravamo ad Amsterdam, e dopo una piacevole passeggiata alle 19 eravamo già seduti a tavola che sorseggiavamo una birra e pregustavamo la cena. Una figata! sarà che io non ho mai vissuto in centro in Italia, ma adoro questa libertà di movimento, in particolare perché è assolutamente car-free.


Nel prossimo post vi racconto un po' delle altre scoperte fatte grazie al tour, e magari qualche altro resoconto della nostra vita quotidiana in Olanda :)

lunedì 10 febbraio 2014

Home is Where the Heart is



Non avevo mai compreso il senso di questa frase, e sinceramente la trovavo inutilmente sdolcinata, fino a questo weekend. Ma quando G. mi ha finalmente raggiunto, casa è diventata veramente CASA, e questo lunedì è speciale perché so che staserà la troverà piena di calore e sorrisi. Abbiamo deciso di imbarcarci in questa avventura insieme, e finalmente la stiamo vivendo in coppia! Ci sono voluti 4 lunghi, lunghissimi mesi, ma improvvisamente il giorno tanto atteso è arrivato. Tutto si supera, tutto si risolve...l'importante è rimanere fedeli al proprio cuore.

Uno splendido inizio di settimana a tutti!

martedì 4 febbraio 2014

Bilanci



È passato un po' di tempo dall'ultima volta che ho scritto sul blog, e vi spiego perché: perché essendo nato come un blog da expat, che narra dell'Olanda vista dagli occhi di una italiana, mi sembrerebbe di snaturarlo raccontando banalmente della mia vita o di quello che mi succede.

Però non smetterò di pubblicare fatti ed elementi interessanti della cultura olandese, e spero con l'avvicinarsi della primavera di mostrarvi sempre più foto di gite fuori porta (che per ora scarseggiano...).

Ormai sono passati 4 mesi da quando sono qui, e a parte le solite considerazioni sul tempo che vola (impressionante), ho pensato che fosse ora di tirare qualche somma.
Ho quindi pensato di fare un bilancio di quello che mi piace, quello che non mi piace, e quello che mi manca. Chissà se fra altri quattro mesi il bilancio sarà cambiato!

QUELLO CHE MI PIACE

1. Primo posto in assoluto per la bicicletta. Spostarsi dappertutto in bici, anche quando si è carichi di borse della spesa, è semplicemente bellissimo. La mattina il freddo e il vento mi svegliano e mi fanno iniziare la giornata con maggiore energia. Non ho mai problemi di parcheggio. Ho ritrovato il senso dell'equilibrio, mi destreggio in mezzo al traffico (di biciclette ovviamente) e porto tranquillamente pesi e pacchi sotto il braccio. Senza aver mai messo piede in palestra, i muscoli delle gambe sono più tonici e persino gli addominali!

2. I ritmi. Qua la vita è più rilassata, si lavora meno (in termini di tempo passato in ufficio) e rimanere fino a tardi non è un valore. La gente è gelosa della propria vita privata e cerca di passare più tempo possibile con la famiglia.

3. Fare la spesa. A parte alcune cose che qui ovviamente non si trovano o sono molto care, tipo la fantastica varietà di pesce e molluschi a cui il mediterraneo ci ha abituato o l'olio di oliva (quello buono), qui fare la spesa è un piacere. Le verdure coltivate nelle super serre (vi ricordate?) sono praticamente a km zero e sono buone, fresche e a buon mercato tutto l'anno. Oltre a questo, l'influenza delle colonie alle Antille e nelle Indie Orientali hanno fatto sì che la cucina olandese si colorasse di spezie ed ingredienti esotici, che qui sono particolarmente facili da reperire (e che io adoro).

QUELLO CHE NON MI PIACE

1. Servizi. C'è una certa carenza di attenzione al cliente e in generale manca quella scintilla che rende piacevole acquistare un prodotto o dei servizi. Per esempio i negozi chiudono alle 18, i bar aprono alle 8 anche nei giorni lavorativi (orario in cui l'Olanda è già in marcia verso l'ufficio), i commessi sono in generale svogliati e poco cortesi. Per dirne una, mi ero iscritta a un corso di olandese che è stato annullato il giorno stesso in cui dovevano iniziare le lezioni.

2. Sentimenti misti per l'abitudine olandese di recuperare o comprare oggetti e vestiti di seconda mano. Provo ammirazione per il modo in cui sanno limitare gli sprechi, essere creativi e vivere felici con meno: fa bene all'ambiente, è etico e sobrio. Per contro però, mi urta che questo venga fatto sistematicamente, e che per molti l'acquisto di qualcosa di nuovo sia un evento raro. Attenzione, io vivo a Utrecht, qui la tradizione olandese è molto più forte che ad Amsterdam, e probabilmente nella capitale la gente è molto più cool e acquista solo cose illibate. Qui però è un tripudio di scambio, riciclo, negozi dell'usato e persino gruppi Facebook di gente che regala fondi di cantina, che a lungo andare mi deprimono.

3. La cena alle 17.30 e la cucina dei ristoranti che chiude alle 21. E il fatto che per cenare in un ristorante mediocre spendi quanto in un ristorante di livello italiano.

QUELLO CHE MI MANCA
(Ovviamente mi mancano tante persone e tanti luoghi. Elencherò solo le cose meno personali)

1. Le colline della mia toscana e la varietà del paesaggio. Ma dopo 4 anni a Bologna ci ho fatto il callo.
2. Il Montenegro dopo una bella cena e la pizza fatta come si deve.
3. La facilità con cui in Italia si instaurano amicizie, simpatie e rapporti umani, anche se superficiali.

giovedì 23 gennaio 2014

Cosa fanno o non fanno gli italiani all'estero?

Non so se avete letto questi due articoli, entrambi usciti sul sito web de Il Fatto Quotidiano: "Italiani all’estero, ecco come passano realmente il loro tempo" di Matteo Cavezzali e "Italiani all’estero, ecco come non passano le loro giornate" di Andrea D'Addio.
Io li ho letti entrambi con interesse e un po' di fastidio per l'inutile polverone sollevato. In questo post vorrei rispondere ad entrambi e darvi il mio personale punto di vista sulla querelle. Vi consiglio di leggerveli prima di proseguire, così capite meglio di cosa parlo.

Il primo articolo, quello di Cavezzali, pubblicato il 21 Gennaio, è un attacco ironico ma anche un po' velenosetto nei confronti degli italiani all'estero e del loro sentirsi superiori. È scritto molto bene, mi ha fatto ridere, e mi ha fatto anche riflettere. 

Prima di partire provavo un misto di ammirazione e invidia per chi se n'era andato. Mi sembrava che tutto sarebbe stato migliore all'estero, e mi bevevo i loro racconti come una spugna. Ma già qualche mese prima di lasciare l'Italia, mi sono resa conto di quante persone stavano affrontando la mia stessa avventura nello stesso periodo...un sacco di conoscenti e amici accettavano lavori all'estero e se ne andavano come un tempo se ne erano andati dal paesino. Nei quattro mesi che ho trascorso a Utrecht, poi, il numero è cresciuto: ho perso il conto di quante volte mi hanno detto "ma lo sai che X va a vivere in Y?". La sensazione è quella che andarsene all'estero è ormai mainstream, il che rende gli italiani all'estero imperdonabilmente "out" in un'epoca dominata dallo slogan hipster "you probably never heard of it".

In effetti è vero, su, ammettiamolo: ormai all'estero ci vanno tutti, c'è l'euro, la libera mobilità, la globalizzazione, non è molto diverso che trasferirsi a Milano da un qualsiasi paesino del sud Italia. Questo non vuol dire che non sia difficile, a volte straziante. Soprattutto se ci aggiungiamo la frustrazione della lingua, soprattutto per chi ha scelto un paese non anglofono.

Ma basta, questo, a banalizzare l'avventura di tutti noi? In una parola: no. La vita non si misura in base a quello che fanno gli altri. Non puoi dire "che palle, ormai all'estero ci vanno tutti, quindi non ne vale la pena". Non è mica un iPhone! E poi scusa, solo perché tutti hanno l'iPhone allora diventa brutto? Bisogna fare i bastian contrari per avere una vita che valga la pena di essere vissuta? Allora dovremmo smettere di innamorarci e fare figli.

Quindi a Cavezzali dico: caro Matteo, porta pazienza. Lo so che tu hai tanti amici all'estero e che sentirli tutti parlare della loro avventura, uno dopo l'altro, è snervante. Ma ognuno di loro è un individuo a sè, che vuole condividere con te - che sei loro amico - l'emozione della sua esperienza, che è unica, come ognuno di loro è unico. Quindi ascolta educatamente, che in mezzo alla boria da emigrato ci sono sicuramente tante storie interessanti, tanti aneddoti di culture diverse, che io sarei incantata di scoprire. O, se proprio ne hai le palle piene, fingi una telefonata e poi cambia discorso. Quanto al loro dare consigli, al loro dire "ma che ci fai ancora in Italia"...beh lì sono d'accordo con te. Io non penso che chi è rimasto in Italia sia scemo. Voglio dire, l'Italia è stupenda, è bella in modo mozzafiato, abbiamo colli, montagne e mari incredibili, abbiamo cultura, arte e cibo fantastici, abbiamo tradizione, cuore e sole. Si lavora sodo, molto più che all'estero, ci si sente parte della incasinatissima res publica, molto più che all'estero, si socializza in fila alle poste o sul treno, molto più che all'estero. Come si fa a criticare chi resta?

Basta quindi, parità. Ci sono pro e contro sia ad andarsene che a restare. Ognuno fa la sua scelta, che non vuol dire sputare nell'altro piatto. Dipende solo dal tuo desiderio di fare o meno una determinata esperienza. E se i tuoi amici, Matteo, sono particolarmente insopportabili e spocchiosi, forse hai scelto male i tuoi amici.

Il secondo articolo, pubblicato ieri 22 Gennaio, è una risposta scritta dal giornalista di "Berlino cacio e pepe" Andrea D'Addio. Premessa: mi piace molto il suo blog, mi interessano i temi che tratta, lo trovo un sito utile e intelligente. Ma...questo articolo non mi è piaciuto.

Per prima cosa, D'Addio ha una scrittura impetuosa, di pancia, e faccio sempre un po' fatica a seguire il filo del discorso. Mi arriva il concetto ma la forma non mi dà soddisfazione.

Secondo punto: questo articolo è di una BANALITÀ e una LAGNOSITÀ che non mi sarei aspettata da lui. Si risolleva alla fine ma parte male, dicendo che gli italiani in Italia sono dei burini che passano tutti i sabati mattina a lavare la macchina. E già questo è un cliché non vero e manco tanto divertente. Ma il ritratto peggiore lo riserva a coloro che vorrebbe difendere, ovvero gli italiani all'estero. Io non mi sento rappresentata. Alcuni esempi:

  1. Gli italiani all'estero "cucinano da soli* (senza aiuto di nonne o mamme)". Ma ovvio che sì. Perché gli italiani in Italia no?
  2. "Quando vanno al supermercato la qualità dei prodotti, soprattutto della verdura, è quella che è, ma alla lunga si trova una soluzione per tutto". Ma quando mai. Qui in Olanda hanno le super serre (vedi qui e qui) e la verdura è fresca, buona ed economica tutto l'anno. Andatevi a vedere i servizi sulle super serre che vi ho linkato! A parte che adoro SuperQuark, sono stupendi!
  3. "È meglio uscire e andare a vedere l’ennesimo vernissage gratuito di una mostra che a casa a mangiare un’ora e mezza davanti alla tv". Ommioddio ma che spocchia! Non commento nemmeno. Dico solo che non c'entra con l'essere all'estero, chi guarda la TV durante i pasti lo fa sia in Italia che altrove. Nemmeno a me piace come abitudine, ma mi chiedo CHE C'ENTRA?!
  4. "Escono soprattutto con italiani". Non è vero, io esco soprattutto con olandesi o altri stranieri che ho conosciuto in ufficio.

*il grassetto non è mio, NdR.

Come dicevo, l'ultimo paragrafo salva l'articolo, e ve lo riporto qui.


Voi che ne pensate?

martedì 14 gennaio 2014

Censura: Olanda VS Italia


Ieri sera sono andata al cinema a vedere Nymphomaniac di Lars Von Triers. È un autore che mi interessa, che a volte mi ha molto disturbato (Dogville), altre mi ha fatto commuovere (Melancholia). Ma non è questo il punto.

Il film, che notoriamente contiene scene di sesso spinte, ha sollevato un gran polverone in Italia, al punto che il trailer su Youtube è stato eliminato dopo pochi giorni dalla sua pubblicazione e per molte settimane si è stati sul punto di bandirlo dalle sale. Adesso finalmente è stato deciso che uscirà, grazie alla Good Film di Lapo Elkann (e te pareva). Tutti i "brutti sporcaccioni" italiani che vogliono vederlo dovranno però aspettare fino a Marzo per la sola prima parte, mentre la seconda parte uscirà circa un mesetto dopo. Sì, esatto, perché il film, della durata di più di 4 ore, è diviso in due parti distribuite come film separati, e dovrete sganciare doppi soldini per vederlo tutto.

Qui in Olanda, inutile dirlo, il film è già uscito da qualche settimana, a breve distanza dal lancio del 25 Dicembre nella natìa Danimarca di Lars. Non solo, le due parti vengono anche proiettate in contemporanea, tanto che molte sale combinano gli orari in modo che tu possa vederle nella stessa serata (con sconto sul secondo biglietto). Il tutto senza polemica, senza polveroni, senza falsi pudori. Perché noi italiani invece dobbiamo sempre fare una gran sceneggiata per tutto?

Se volete la mia opinione, tra l'altro, il film non è niente di scioccante, ha un approccio provocatorio che risulta quasi buffo, c'è tanto buonismo, si cerca di giustificare il comportamento della protagonista mostrando come sia vittima di una madre fredda e stronza, e come in realtà lei sia piena di buoni sentimenti e usi il sesso per esorcizzare il dolore. Il tutto condito da pochissime fugaci mezze inquadrature "hard" che sono l'unica differenza con le scene dei film di "Pomeriggio d'amore" su Canale5 che guardano le nostre nonne.

Altro fattore significativo è il fatto che il film, qui, è vietato solo ai minori di 16 anni. Il che non vuol dire che orde di 16enni brufolosi vadano in  massa a vederlo, sghignazzando goliardicamente mentre si affogano con la cocacola (in sala ieri eravamo tutti chiaramente over-25), ma che qui rispettano il tuo libero arbitrio e la tua personale capacità di giudizio su quali visioni siano adatte a te, indipendentemente dalla tua giovane età. In Italia non mi stupirei se il Vaticano imponesse di proibirlo a tutti coloro che non sono uniti nel sacro vincolo del matrimonio (che saranno comunque passibili di scomunica), perché da noi si pensa ancora che la gente non sia in grado di pensare con la propria testa, e che ci sia bisogno di un organismo fatto di persone tali e quali a noi per prendere a monte la decisione di cosa va bene e cosa no. Ma poi a Scherzi a Parte - programma che spero non abbiate mai più visto dopo i 15 anni - fanno vedere la Moric appesa col culo di fuori in mezzo ai prosciutti. Il tutto in prima serata.

Quindi "porno" d'autore no, ma svilente voyeurismo sessista sì? Ma non si rendono conto che così alimentano solo la pruriginosità della gente, che vede nel proibito qualcosa di desiderabile? Non abbiamo già abbastanza esempi di come reprimere la sessualità porti a risultati tragici, come succede in India dove lo stupro è tristemente comune? Su questo tema tra l'altro vi suggerisco l'interessantissimo articolo di Anil Kumar (giornalista indiano che è stato tra i fondatori di Men's Rights Movements nel suo paese): India’s sexually repressive society and gangrapes.

Ma sto divagando. Il mio punto è: sono d'accordo che un gruppo di esperti suggerisca a persone meno esperte quello che è adatto a loro o ai loro figli. E sono convinta della necessità di monitorare quello che ci viene proposto, e di assicurarsi che non ci siano contenuti che incitano al razzismo, al sessismo, alla violenza, all'intolleranza. Ma, punto primo: lo dobbiamo fare a tutti i livelli, non solo al cinema, dove vanno persone paganti che spesso hanno ben chiaro cosa aspettarsi dalla proiezione (sennò andrebbero a vedere Checco Zalone). Lo dobbiamo fare soprattutto in TV, che chiunque, senza sborsare un centesimo, può accendere in qualsiasi momento, piazzandoci magari davanti un bambino.
Punto secondo, dobbiamo farlo consigliando, non vietando. Le persone non maturano perché i genitori impediscono loro di fare cazzate, al contrario, si cresce proprio perché si sbaglia e si impara.

Questo qui in Olanda l'hanno capito, in Italia, purtroppo, no.

lunedì 13 gennaio 2014

Il fondamentalismo del pulito


Buongiorno a tutti...è di nuovo lunedì. Come avete passato il week end? Qui abbiamo avuto due giorni freddi (6°) ma soleggiati davvero piacevoli. Sapete quelle giornate di sole invernale, quando l'aria è croccante, il freddo pungente, e i contorni delle cose sono nitidissime? Mi piacciono da morire.

Ne ho approfittato ovviamente per uscire ed esplorare il mio nuovo quartiere (vi ricordate? Mi sono trasferita nella nuova casa). Adoro la mia zona, che è chiamata "Museumkwartier" perché è dove si concentrano tutti i musei di Utrecht. Pensate che 20 metri più in giù di casa mia c'è l'Universiteitmuseum, il cui splendido giardino mi aveva tanto colpito la prima volta che ho visitato la città. Chi l'avrebbe mai detto che sarei andata ad abitare lì vicino!

L'altra grande occupazione del weekend è stata la pulizia della nuova casa............e qui si apre un intero capitolo.

Premessa: la casa è tenuta molto bene e la precedente inquilina l'ha lasciata in condizioni ottimali, pulita e ordinata. Il problema è che il concetto di pulizia italiano è qualcosa di...diciamo "molto sviluppato". Il pulito olandese non sarà mai pulito per noi. E non voglio essere razzista: nessun pulito sarà mai abbastanza per noi. Lo sporco noi lo dobbiamo stanare, è un tarlo che non ci lascia in pace finché non siamo andati a pulire anche nei punti più nascosti, assicurarti che ogni angolo, buco e anfratto siano lindi e pinti. Rilassarsi sul divano senza avere la certezza che sia tutto perfettamente igienizzato? Impossibile. Certo, anche noi abbiamo le nostre eccezioni, ma gli standard generali sono da camera iperbarica.

Da brava italiana, ho quindi dedicato varie ore a pulire la casa da cima a fondo. Mi sono particolarmente scatenata dopo che ho scoperto due dita di polvere sopra i pensili della cucina...il danno era fatto, per me quel posto era INFETTO. Il mobiletto dei detersivi non mi ha dato soddisfazione: niente sgrassatore, niente detersivo per i pavimenti, niente spray alla candeggina. Solo ammoniaca, trementina (?!?!) e spirito. Apprezzo l'arte di arrangiarsi, ma io devo avere un prodotto diverso per ogni scopo, altrimenti non mi sembra di pulire BENE (Non l'avreste detto, eh, che sono così fissata con la pulizia? Devo ammettere che è una cosa che è cresciuta con l'età...). Ho fatto un salto al negozio di articoli per la casa più vicino e l'ho svaligiato.

Una domanda sorge spontanea: com'è che noi italiani abbiamo un concetto di pulizia così estremo? Su Berlino Cacio & Pepe è uscito mesi fa un articolo che parla proprio di questo tema, e alcuni degli esempi che l'autore porta rendono l'idea di quanto siamo maniacali (es. lui ha orrore delle buste della spesa posate sulla tovaglia..io non mi ero mai nemmeno posta il problema). Ho anche trovato questo articolo della Repubblica del 2006 dal titolo agghiacciante: Donne italiane fissate per la pulizia nelle nostre case record di detersivi. Cito: "Le italiane spendono 21 ore alla settimana, contro le 4 delle americane, per stare dietro a polvere, magliette sporche e vetri opachi. Cucina esclusa." (ricerca di Procter & Gamble); "La ricerca Eurostat del marzo scorso ci ha messo in cima alla classifica europea per tempo speso in faccende domestiche, 5 ore e 20 minuti al giorno". E ancora: "le aziende per il nostro mercato producono bombolette con un 50% in più di contenuto e spesso inventano detersivi solo per noi. Tutta roba al top di gamma perché non c' è da fidarsi di surrogati a buon prezzo che poi devi rifare tutto da capo" (ahahaha).

Penso che tutti coloro che hanno vissuto all'estero, anche solo per brevi periodi, abbiano trovato da ridire sulle condizioni igieniche locali. Sicuramente siamo rimasti shockati nello scoprire che scopa e paletta (col manico lungo) non sono molto comuni fuori dai confini italici. Anche qui in Olanda niente spazzatina post-pasti, si usa solo l'aspirapolvere durante le pulizie grosse. Niente spray per la polvere, si usa il piumino così, a secco (e usare il piumino a secco NON HA SENSO, lo sappiamo tutti). Da quando sono qui, non mi è mai capitato di passare davanti ad una delle molte finestra senza tende e vedere una sciùra olandese alle prese con le pulizie. Com'è possibile? Puliscono di notte? Hanno tutte il roomba?

Il fondamentalismo del pulito, da noi, è una cosa che si tramanda da tempi immemorabili. Pensate che mia nonna ogni settimana puliva il battiscopa passando un dito avvolto in uno straccio per tutta la casa. Generazioni e generazioni di italiani sono cresciuti a suon di pattine, tappeti sbattuti, cuscini lasciati al sole (per ammazzare gli acari), pavimenti consumati dal mocio. Eppure i nostri bisnonni erano contadini, gente semplice, che non sapeva nulla di asma o acari e che non era bombardata di pubblicità "che più bianco non si può". Eppure spazzavano l'aia, si consumavano le mani sulle pietre dei lavatoi o con la lisciva, aprivano le finestre anche d'inverno per arieggiare. Chi o cosa ha dato origine a questo istinto del pulito?

Noi giovani italiani all'inizio ci ribelliamo, la nostra stanza è un casino, non ci togliamo le scarpe quando entriamo in casa, sbricioliamo fuori dalla tovaglia, non ci vogliamo lavare le mani. Poi il virus della pulizia cresce, si fa strada e (solitamente dopo un particolarmente sudicio periodo universitario) esplode quando entriamo nella prima casa "nostra". Lì scopriamo che la seggetta del water non potrà essere mai abbastanza bianca per noi.

All'estero, particolarmente nei paesi del nord, la pulizia è vissuta in modo più rilassato... Chissà perché? Non credo si tratti della differenza di clima perché ovunque noi italiani andiamo, al nord o al sud, troviamo sempre di che lamentarci. Siamo proprio noi ad essere maniaci. Ma perché? Qualcuno di voi ha un'opinione o una spiegazione al riguardo? E quali sono le vostre più incoffesabili manie di pulizia? Sono proprio curiosa di scoprire cosa ne pensate.

mercoledì 8 gennaio 2014

Un caldo inverno

Non c'è niente di meglio di una bella discussione sul tempo per un po' di sana conversazione superficiale. Ma quest'anno in Olanda c'è un buon motivo per parlare di temperature: guardate un po' qua sotto!





















È davvero strano che Bologna, 1250 km a sud di Utrecht, abbia la stessa temperatura di qui. Non è assurdo?!

Negli ultimi mesi mi avevano preparato (e spaventato) alle glaciali temperature di Gennaio, dicendo "vedrai che c***o di freddo!". Io ero giustamente spaventata a morte e terrorizzata all'idea di quello che avrei trovato al rientro dalle vacanze in Italia. Ma - sorpresa - la differenza quasi non si sente!

La temperatura media è stata più alta del solito anche in Italia, ma qui ha dell'incredibile: guardate le temperature dell'anno scorso...a Gennaio la media è stata intorno ai 3°C!


http://weatherspark.com/history/28802/2013/Amsterdam-Noord-Holland-The-Netherlands

Vi traduco un piccolo brano tratto da Dutch Amsterdam: Secondo l'Istituto Metereologico Reale Olandese (KNMI1), Gennaio è solitamente il mese più freddo dell'anno in quasi tutta l'Olanda. (...) Di solito la temperatura media a Gennaio è di 5°C. Ma quest'anno abbiamo avuto il 3 Gennaio più caldo mai registrato, con 11.9°C. Non solo, abbiamo anche avuto il 6 Gennaio più caldo, con 13.1°C. Di fatto, finora questo inverno è stato il 6° più caldo mai registrato in Olanda dal 1901, quando si iniziò a tenere traccia delle condizioni metereologiche.

Sono impunemente felice di questo inaspettato calduccio. So che dietro non c'è niente di buono, ma non riesco a non godermi questi 10°C, soprattutto quando prendo la bici la mattina alle 8! Se penso poi che di questi tempi l'anno scorso nevicava a Utrecht...

Un pensiero va agli abitanti di NY che invece si stanno congelando il deretano con tutta la neve che è venuta giù! Tenete duro ragazzi!

Che temperatura c'è da voi? Siete contenti di questo calduccio?

Un abbraccio!
Linda

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